Il mulino di Pontelongo

Ultima modifica 29 dicembre 2021
mulino 1938      (1938)

Di Emidio Pichelan

Fossimo in Francia, il nome corretto del paese sarebbe Pontelongo-sul-Bacchiglione. Per il fiume sono passate la modernizzazione e l’industrializzazione del paese e della zona (la Saccisica), con due insediamenti industriali che hanno grandemente contribuito a migliorare l’alimentazione degli italiani: la farina e lo zucchero. Sulle rive del fiume pascolavano “i ochi“ (le oche): Pontelongo è stato “il paese delle oche” prima che “il paese dello zucchero”.


Il mulino è attivo sicuramente dal 1875, fondato da Oreste Centanin, la cui famiglia possedeva terre e mulini nel padovano e nel rodigino. Siamo nel periodo tra l’annessione del Veneto all’Italia (1866) e l’alluvione del 1882. E’ un mulino all’avanguardia: per produrre si avvale, infatti, dell’energia a vapore, mentre il fiume viene utilizzato come via di trasporto. Poco più su, in direzione Bovolenta, là dove via Mazzini piega verso il cimitero, sorgeva “el granaròn”, un magazzino di granaglie che serviva il mulino Stucky di Venezia. Subito dopo la Grande Guerra, la famiglia Centanin decide di spostare la sua attività imprenditoriale ad Arquà Petrarca; il mulino passa, prima, alla società Camilotti-Mosco-Toffano e, subito dopo, alla sola famiglia Camilotti. Nel 1930 Ubaldo Camilotti amplia l’impianto, aggiungendovi un nuovo edificio. 
Erano una cinquantina gli operai della gestione Centanin, scendono a una trentina ai tempi di Camilotti. Nel 1910 apre i battenti lo zuccherificio; ciò significa un incremento occupazionale esponenziale. In quei tempi, Pontelongo era una paese (piuttosto) fortunato (anche se non ricco).  


Per rendere l’Italia autosufficiente in campo alimentare (la “battaglia del grano”), il regime fascista (1922-43) investì molte risorse in bonifiche, concimi, meccanizzazione. Il grano e la farina divennero priorità nazionali. Aumentò di molto il lavoro dei mulini; la proprietà Camilotti fece il suo dovere dotando l’impianto di un nuovo edificio. 
I bombardamenti su Pontelongo, località di ponti e di impianti industriali, iniziarono il 14 maggio 1944: indimenticabile quel giorno per il numero delle vittime (33/36) e le rovine causate. Tra le zone più colpite la zona del mulino e l’antistante chiesetta-oratorio di San Giovanni Battista (successivamente demolita). Fu la prima di moltissime altre incursioni, terminate nella notte tra il 24 e il 25 aprile (con 19 bombardamenti!)
Il 25 aprile non scoppiò la pace; dopo le distruzioni di un guerra mondiale e di una lotta di liberazione, il Paese e l’economia dovettero sottoporsi a un radicale processo di riconversione, di ristrutturazione e di rilancio. Lo zuccherificio entra in crisi (primo sciopero della gestione Montesi), mentre il mulino riprende il suo ruolo con meno scossoni.

A metà degli anni ’60, a ricostruzione completata e in pieno boom economico, l’impianto industriale si dota di silos per lo stoccaggio. Nel 1975 scoppia la crisi del mulino Camilotti; la proprietà chiude, 30 lavoratori perdono il posto di lavoro. L’impianto viene rilevato da Carlo Rossetto, proveniente da Cartigliano (Vicenza), che lo riqualifica e rilancia.

Il mulino ex Centanin, ex Camilotti e oggi (da più di 40 anni) Rossetto è lì, incombe alto sulla sponda sinistra del Bacchiglione da (quasi) 150 anni; è passato di mano, ampliandosi, migliorandosi, facendosi più bello e più sofisticato. Con il suo profilo irregolare ha marchiato e continua a definire lo skyline di Pontelongo, paese sul Bacchiglione. 

panorama_now